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Home > Collezioni > Arti e Culture Contemporanee > Xar – Sueño de obsidiana (Uccello blu – Sogno di ossidiana)
Edgar Calel & Fernando Pereira dos Santos

Xar – Sueño de obsidiana (Uccello blu – Sogno di ossidiana)

Datazione: 2021
Materiale / Tecnica: Video, 13’06’’
Collezione / Inventario: Museo delle Civiltà, Roma. N. INV. MuCiv 24.S48-8.124
Provenienza: Opera acquisita grazie al Piano per l’Arte Contemporanea 2023 promosso da Direzione Generale Creatività Contemporanea, Ministero della Cultura.
Descrizione:

XARSueño de Obsidiana (Uccello blu – Sogno di ossidiana) è un film di Edgar Calel (1987, Chi Xot, Guatemala), diretto da Fernando Pereira dos Santos, intitolato a una poesia scritta dall’artista nella sua lingua madre, il maya kaqchikel. Questa funge da filo rosso nell’attraversamento del grande Padiglione Ciccillo Matarazzo di San Paolo, celebre spazio modernista firmato da Oscar Niemeyer, che qui, svuotato durante la pandemia da Covid-19 del 2020, si trasforma in un luogo che ospita le molteplici soggettività e ritualità incarnate dall’artista. L’opera nasce infatti durante il lockdown globale, quando l’eccezionalità della situazione ha consentito all’artista di compiere un gesto introspettivo, in uno spazio normalmente affollato, connettendosi anche con gli antenati delle popolazioni Tupi-Guarani che un tempo abitavano quell’area di São Paulo, che nel 1906 è diventata il parco di Ibirapuera, prendendo il nome dal villaggio nativo che fu distrutto per far posto al Padiglione. Lasciandosi guidare dall’ossidiana, pietra dalle proprietà divinatorie nella cultura Maya, Calel abita uno spazio onirico e riesce, vestendo una pelliccia di giaguaro – figura centrale nella cosmologia mesoamericana – a muoversi tra il mondo dei viventi e quello degli spiriti. Il corpo dell’artista si moltiplica per fungere da mediatore delle presenze ancestrali e diventa uno strumento di ascolto ed evocazione di altre lingue e di suoni indigeni del mondo animale. I nomi delle 22 lingue maya che compaiono sul suo abito diventano, infine, una mappa di un sapere plurale, un coro di identità che sfida l’omogeneità del pensiero dominante espresso dall’architettura modernista. ML