Oldest and Newest Tools of Human Beings (Utensili più antichi e più recenti degli esseri umani)
Shimabuku (Kobe, 1969; vive e lavora a Naha, Giappone) crea performance e installazioni che indagano, con uno sguardo lieve e persino umoristico, la vita quotidiana e la cultura materiale e immateriale degli individui e delle comunità umane, integrandole con le forme espressive dell’ambiente naturale e delle sue creature. In Oldest and Newest Tools of Human Beings (“Gli strumenti più antichi e più nuovi degli esseri umani”), l’artista giapponese offre una sintesi della storia dell’umanità semplicemente accostando fra loro alcuni utensili preistorici in pietra – che anticipano quelli che visitatrici e visitatori incontreranno nel percorso delle Collezioni – e alcuni dispositivi contemporanei di comunicazione – quali iPhone e iPad. Stabilendo un legame visivo tra tecnologie a noi familiari e quelle utilizzate dai nostri antenati, Shimabuku ne sottolinea le molteplici affinità di dimensioni, funzioni e forme ergonomiche, invitandoci a considerarle come estensioni del nostro corpo che attraversano il tempo e lo spazio. Anche l’utilizzo delle vetrine, tradizionalmente impiegate nei display museali, permette di riflettere sulle molteplici implicazioni di un potenziale “museo” delle nostre vite quotidiane: inserita fra gli artefatti millenari delle collezioni, l’installazione crea quindi un momento di pausa per tracciare connessioni tra culture e periodi storici lontanissimi tra loro, che incoraggino il pubblico a ragionare su ciò che ci connette come esseri umani, tra passato, presente e futuro. AV
