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Home > Collezioni > Arti e Culture Contemporanee > Angel of Carriance I (Angelo di “carriance” I)
Bracha
Ettinger

Angel of Carriance I (Angelo di “carriance” I)

Datazione: 2017-2021
Materiale / Tecnica: Olio su tela, 25 x 25 cm
Collezione / Inventario: Museo delle Civiltà, Roma.
Descrizione:

Artista, filosofa e teorica femminista, Bracha L. Ettinger (Tel Aviv, 1948) – che nel contesto della sua pratica artistica adotta anche il nome proprio BRACHA – articola fra loro mezzi diversi quali scrittura, disegno e pittura, in un continuum organico costituito da testi filosofici e teorici, annotazioni frammentarie raccolte nei suoi taccuini, dipinti e disegni di piccole dimensioni caratterizzati da abbozzi e schizzi, macchie imbevute di colore puro e figurazioni al contempo fantasmatiche e dense di possibili evocazioni. Queste pratiche quotidiane, fra loro inseparabili, richiedono una produzione lenta e laboriosa che rinvia a una dimensione biografica e memoriale in cui l’arte diviene forma di comprensione, cura ed elaborazione del trauma, sia quello soggettivo e personale che quello storico e collettivo. Nel loro insieme, le sue opere traducono la profondità e radicalità di una figura in cui si uniscono quindi matrici differenti che comprendono anche la psicanalisi – l’artista è stata una psicoterapeuta. La prima presentazione pubblica delle sue opere pittoriche avviene all’inizio degli anni Ottanta del XX secolo in un contesto in cui l’artista rifiuta figurazione e monumentalità per lo più allora predominanti. Sempre a partire dagli anni Ottanta Ettinger inizia a sviluppare anche la sua attività di filosofa e teorica femminista, i cui saggi saranno pubblicati nel 2000 in due volumi curati da Griselda Pollock. Il concetto fondamentale da lei sviluppato, quello di matrixial, ha contribuito a rifondare il pensiero contemporaneo sulla soggettività, reinterpretandola a partire dalla condizione pre-natale in cui madre e feto interagiscono in un reciproco in-divenire. Ettinger ha elaborato inoltre ulteriori concetti e inventato, per indicarli, neologismi e costrutti sintattici di un vocabolario espressivo autonomo, la cui rilevanza risiede nel passaggio che ha contribuito a determinare nel pensiero occidentale contemporaneo, ancora patriarcale e sempre più teso alla disumanizzazione digitale, di cui supera le logiche oppositive e binarie per indicare invece la possibilità alternativa di pratiche di interazione e collaborazione: border-linking (collegamento-tra-confini) e border-spacing (spazio-tra-confini), co-emergence (co-emergenza) e co-poiesis (co-creazione), distance-in-proximity (distanza-nella-vicinanza) e proximity-in-distance (vicinanza-nella-distanza), metramorphosis (metramorfosi), trans-jectivity (trans-gettività) e tran-subjectivity (trans-soggettività), wit(h)nessing (co-testimonianza). A uno di questi concetti –si richiama il titolo dell’opera Angel of Carriance I. Accanto ad alcuni esseri umani, forse madri e figli la cui conformazione appena accentata sembra rimandare a una condizione e condivisione di pena, appare la figura di un angelo – possibile riferimento all’Angelus Novus di un acquerello di Paul Klee (1920) e alle riflessioni che ne trasse il filosofo Walter Benjamin1 –, affermando una sensazione in cui prende corpo il concetto stesso di carriance, in cui si fondono le azioni del portare e del prendersi cura. AV