
Hidden Histories rinnova per il terzo anno consecutivo la collaborazione con il Museo delle Civiltà e, attraverso l’attivazione di momenti di apprendimento collettivo, torna a riflettere sulle storie e i non detti di questa complessa istituzione, che include al suo interno le collezioni già afferenti a cinque diversi musei nazionali.
La collezione in tumulto si inserisce nello specifico nel contesto di un nuovo processo di progressiva e radicale revisione attivato dal museo, che mira a mettere in discussione, provando a riscriverle, la propria storia, la propria ideologia istituzionale e le proprie metodologie di ricerca e pedagogiche. Proponendosi come spazio di ricerca collettiva, studio, discussione e dialogo, il laboratorio si relaziona a questo percorso di transizione identitaria dell’istituzione, e intende attivare una riflessione che indaghi in particolare storia, oggetti, sistemi di nomenclatura e tassonomie delle collezioni di provenienza coloniale che fanno parte del Museo delle Civiltà.

Se, come afferma l’artista, «il processo transitivo è per natura collettivo e non privato poiché tratta di riflessi e relazioni create necessariamente in comune» e «se l’identità produce necessariamente soggetti subalterni, si può immaginare un edificio che raccoglie la memoria pubblica in un perpetuo stato di dis-identificazione?». Partendo da questa domanda, ascoltando e integrando le esperienze vissute da persone e enti in stati di transizione tra generi (transgenere), tra paesi (migrazione), e di ex-colonie (liberazione), La collezione in tumulto proverà ad articolare una logistica di cambiamento che possa innovare metodi e processi con cui ripensare un’identità transitoria del museo e delle sue collezioni, analizzando le strutture che la sottendono.

