Un albero come testimone
Proiezione del film Hear Her Calendar System A Year of Thirteen Months di Bianca Baldi e conversazione tra l’artista e Paola Caridi
Il MUCIV-Museo delle Civiltà ospita Un albero come testimone, una serata dedicata al dialogo tra arte contemporanea e letteratura attorno al tema degli alberi come archivi viventi e testimoni silenziosi di avvenimenti storici.
L’evento inizierà con la proiezione del film Hear Her Calendar System A Year of Thirteen Months dell’artista Bianca Baldi (Johannesburg, 1985), che entra ufficialmente a far parte delle Collezioni di Arti e Culture Contemporanee del MUCIV, grazie alla vincita della 14ª edizione dell’Italian Council, progetto della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Al film seguirà una conversazione tra l’artista e la giornalista e scrittrice Paola Caridi, moderata da Matteo Lucchetti, curatore per le Arti e Culture Contemporanee del Museo. L’incontro nasce da una profonda convergenza tra le due ricerche, una artistica e l’altra letteraria, indipendenti tra loro ma connesse dall’idea di dare voce, attraverso le rispettive opere, ad esseri viventi non-umani che, grazie a espedienti narrativi, diventano capaci di raccontare, da un’altra prospettiva, contesti storici e contemporanei.
Nel suo nuovo film, l’artista Bianca Baldi, compie un viaggio a partire da una fotografia ritrovata di un ficus sycomorus proveniente dall’archivio personale di suo nonno, che negli anni Trenta si trovava ad Ambo, in Etiopia, come soldato nella guerra di occupazione coloniale italiana. Molti anni più tardi, l’artista si è recata di nuovo nei luoghi fotografati da suo nonno per reincontrare lo stesso albero che faceva da sfondo ai soggetti ritratti nell’album di famiglia. Il film è radicato nel calendario etiopico — un sistema di misurazione del tempo che divide l’anno in tredici mesi e resiste alla normalizzazione imposta dai calendari coloniali — in cui il ficus sycomorus emerge come presenza simbolica e silenziosa: un asse verticale tra il tempo degli alberi e quello degli umani, tra la storia incisa nella corteccia e quella cancellata dai libri. Baldi ha svolto una prima parte della sua ricerca nel 2022/2023, nella sezione merceologica dei depositi delle Collezioni dell’Ex Museo Coloniale, custodite presso il MUCIV, nell’ambito della residenza Care in a World We Share with Others/Caring in a Precarious World, nell’ambito del progetto europeo Taking Care – Ethnographic and World Cultures Museums as Spaces of Care.
Nel libro di Caridi, Il gelso di Gerusalemme. L’altra storia raccontata dagli alberi (Feltrinelli, 2024). Il gelso di Gerusalemme, il pino piegato del Monte Nebo, gli ulivi di Betlemme, i sicomori di Gaza e i ficus dell’Orto botanico di Palermo, non solo sono tutti testimoni di una storia umana, ma scrivono, nel loro modo, la Storia, custodendo negli anelli dei loro tronchi la memoria delle colonizzazioni, delle espropriazioni, delle violenze che gli esseri umani si sono inflitti — e che hanno inflitto alla terra stessa. Il gelso di Gerusalemme, così come nel più recente libro per bambini e ragazzi, La voce di Gaza (Feltrinelli, 2026), Caridi propone una botanica politica, restituendo agli alberi la soggettività di chi ha visto, di chi sa, e di chi non dimentica.
L’incontro al MUCIV, in connessione con il progetto di riallestimento delle Collezioni dell’ex Museo Coloniale, Museo delle Opacità #2, si propone come spazio di risonanza tra due pratiche distinte, eppure affini: quella dell’immagine in movimento e quella della scrittura storica e saggistica, che hanno in comune la medesima domanda: chi ha il diritto di raccontare la Storia?
BIOGRAFIE
Bianca Baldi (1985, Johannesburg, Sudafrica) vive e lavora a Bruxelles. Nel suo lavoro si occupa del ruolo della narrazione come mezzo di produzione della conoscenza, sia in contesti fittizi sia in quelli storici. È interessata alla messa in scena dell’identità e della storia ed esplora questi temi attraverso la fotografia, il film, la scrittura e l’editoria, che spesso combina in un formato espositivo come le installazioni. Ha conseguito un Bachelor of Arts nel 2007 presso la Michaelis School of Fine Art di Cape Town, Sudafrica, e ha completato i suoi studi alla Städelschule di Francoforte. Il suo lavoro è stato presentato in importanti mostre internazionali, come l’11ª Biennale Africana di Fotografia (Bamako), l’11ª Biennale di Shanghai, l’8ª Biennale di Arte Contemporanea di Berlino, e in mostre collettive presso la WIELS, Kunsthalle Bern, Kunstverein Braunschweig e Kunstverein Frankfurt. Tra le recenti mostre personali figurano Sea Through Skin (2025), Extra City Kunsthal, Patina (2022), Photoforum Biel, Cameo (2021), Grazer Kunstverein e Eyes in the Back of Your Head al Kunstverein Harburger Bahnhof (2017).
Paola Caridi (Roma, 1961) è saggista e giornalista. Dopo un dottorato in Storia delle relazioni internazionali, dal 2001 al 2003 è stata corrispondente dal Cairo per Lettera22, associazione di cui è fondatrice e presidente. Per i successivi dieci anni ha vissuto e lavorato a Gerusalemme, collaborando con alcune delle maggiori testate italiane. Si occupa da oltre vent’anni di storia politica contemporanea del mondo arabo. È Civitella Ranieri Fellow e ha ricevuto – tra gli altri – i premi Colomba d’Oro per la Pace (2013), Stefano Chiarini (2022) e Kapuściński per la scrittura (2024). Per Feltrinelli ha pubblicato: Arabi invisibili (2007), Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una città crudele (ed. aggiornata 2022), Hamas. Dalla resistenza al regime. Nuova edizione (2023), Il gelso di Gerusalmme. L’altra storia raccontata dagli alberi (2024), Sudari (2025) e i libri per ragazzi Gerusalemme. La storia dell’Altro (2019), Pace e guerra. Proteggere i diritti e costruire la democrazia (2023) e La voce di Gaza (2026).
